
2 / 1Un carcere senza mura, dove i detenuti bonificavano la palude. Chiuse nel 1952 e oggi è il centro culturale del paese che ha creato.
Nata nel 1875 per volere del Ministero dell'Interno, con un doppio scopo: far scontare la pena ai detenuti e bonificare una zona paludosa e malsana, abbandonata da secoli.
Divenne la più grande struttura penale agricola italiana, arrivando a ospitare più di duemila persone fra carcerati, agenti di custodia e impiegati con le famiglie.
Sorsero i poderi: quello di Masone Pardu ospitava cento prigionieri che lavoravano duecentocinquanta ettari, e nel podere Manno si producevano legumi, frumento, avena ed erba medica. Per costruire si usarono graniti e calcare di Castiadas.
La colonia fu dismessa nel 1952. Oggi il Comune ha recuperato la casa del direttore, le scuderie e un'intera ala: si visitano il cortile interno, le celle, gli uffici e la farmacia. Poco distante c'è un teatro all'aperto, dove un tempo stavano le mandrie.