
2 / 1Una collina sopra la foce del Rio Foxi, dove i Fenici tenevano un porto e un tempio ad Astarte. Bruciò nel 540 a.C. e nessuno la riabitò per secoli.
Il sito sorge su una collina di circa 50 metri sul livello del mare e ospitava un fondaco e un santuario attivo almeno dalla seconda metà del VII secolo a.C., in collegamento diretto con lo scalo portuale alla foce del Rio Foxi. Ci si saliva per un percorso-scalinata scavato lungo il fianco meridionale del colle.
Nel settore meridionale dell'altura si riconoscono ancora quattro ambienti rettangolari allineati, costruiti con pietre non squadrate di varie dimensioni e disposti da nord-est a sud-ovest.
Attorno al 540 a.C. l'insediamento fu vittima di un'aggressione cartaginese: un incendio generalizzato lo devastò, e il luogo restò abbandonato fino alla conquista romana della Sardegna.
Il santuario era dedicato a una divinità femminile, identificata con Astarte. Dagli scavi sono usciti vasi comuni, anfore da trasporto e contenitori di unguenti e balsami profumati di produzione greca ed etrusca: quei reperti oggi stanno al Museo Archeologico di Villasimius, che dedica al sito una sala intera.
Le prime indagini risalgono agli anni Ottanta. Le ricerche sono riprese con l'Università di Sassari, con tre campagne di scavo fra il 2017 e il 2019: l'ultimo scavo stratigrafico è dell'ottobre 2019.