
2 / 1Un chilometro al largo di Capo Carbonara, quarantatré ettari di granito con un faro in cima. Chi ci lavorava la chiamava un carcere senza sbarre.
Piccola isola granitica a meno di un chilometro da Capo Carbonara, dipende dal comune di Villasimius. La superficie è di circa 43 ettari e il punto più alto tocca i 40 metri.
Sulla cima sta il faro, costruito attorno al 1856 dal regno piemontese: una base su due piani con gli alloggi dei fanalisti e una torre cilindrica che porta l'edificio a 37 metri. Il faro inglobò una torre difensiva spagnola del 1591, e nell'elenco dei fari italiani è il numero 1262.
I fanalisti e le loro famiglie ci hanno vissuto fino al settembre del 1973. Poi il faro è stato automatizzato e l'isola è rimasta disabitata: oggi ospita il centro ricerche della facoltà di biologia di Cagliari.
Sul nome ci sono due versioni. La più antica lo fa venire da càvuru, granchio, per i molti granchi dell'isola; la più recente dal cavolo selvatico, Brassica insularis, che qui cresce endemico e raggiunge dimensioni non segnalate altrove.
Nel 1979, sul fondale a sud e a circa dieci metri di profondità, è stata posata una statua dedicata alla Vergine del Mare, alta poco più di tre metri, opera dello scultore Pinuccio Sciola. È diventata un punto di riferimento per i subacquei.