
2 / 1Quattro sale in una casa rurale dell’Ottocento, e dentro il carico di una nave affondata nel Quattrocento.
Il museo racconta il territorio dall’età nuragica al medioevo, ma la sala che resta in mente è l’ultima: quella del relitto dell’Isola dei Cavoli, una nave spagnola naufragata attorno al XV secolo mentre navigava verso la Sicilia.
Del carico restano i cannoni e gli azulejos, mattonelle da rivestimento smaltate in azzurro e oro. C’è anche la ricostruzione di uno scavo subacqueo.
Un’altra sala è dedicata al santuario di Cuccureddus, l’insediamento fenicio sulla costa. Da lì vengono gli ex voto in terracotta: volti di divinità e parti del corpo, lasciati da chi chiedeva una guarigione.
Non si paga con la carta. È una struttura pubblica, ma accetta solo contanti: conviene arrivare preparati. Il biglietto costa tre euro, e con quattro si visita anche la Fortezza Vecchia.