Aveva luce elettrica e telefono quando quasi nessuno li aveva. Oggi è un paese fantasma con gli alberi al posto dei pavimenti.
Il villaggio nacque nell'Ottocento accanto alla miniera d'argento e piombo, quando la genovese Società Anonima delle Miniere di Lanusei ottenne la concessione del sito e capì quanto valesse.
Fu costruito per ospitare fino a mille lavoratori e dotato di tutto: un piccolo ospedale, una falegnameria, un'officina meccanica, la laveria e la centrale elettrica. Aveva energia elettrica e telefono, un lusso per l'epoca.
Il fulcro è la Villa Madama, progettata dall'ingegnere Giovanni Battista Traverso come residenza del direttore: corpo principale su due piani con balcone in ferro, e sopra l'ingresso il monogramma SL della Società Lanusei. Dentro sopravvivono decorazioni pittoriche fatte da un prigioniero austriaco.
Poco fuori dal villaggio c'è il pozzo principale, collegato a una dozzina di gallerie, che qui chiamano Sa Macchina Beccia, la macchina vecchia.
Agli inizi del Novecento era la miniera più ricca e importante d'Italia per l'estrazione dell'argento. L'attività si concluse nel 1935. Oggi restano tetti scoperchiati, muri scrostati e la vegetazione che si riprende lo spazio.