Il nome vecchio era Carbonara, e compare in documenti già dal XIII secolo: veniva dai carbonai che facevano carbone bruciando gli alberi del posto. In sardo il paese è ancora Crabonaxa. Il 17 agosto 1862 il consiglio comunale scelse di chiamarlo Villasimius.
L'abitato antico si era spopolato per le incursioni barbaresche, e il paese di oggi nasce da una rifondazione dei primi dell'Ottocento. Un documento dell'epoca racconta l'arrivo delle prime trenta famiglie, venute soprattutto dal villaggio di Mara, attirate dalla fertilità delle vallate dietro Porto Giunco e dal fatto che lì i bastimenti trovavano riparo quando il maestrale impediva di entrare nel porto di Cagliari.
Era comunità di campagna: nel 1838, quando divenne comune autonomo staccandosi da Sinnai, aveva circa seicento abitanti, tremila filari di vite, centotrenta aratri e quindici fra mandrie e greggi.
Fino alla fine della seconda guerra restò un paese di agricoltori, scalpellini e pochi pescatori. Elettricità e telefono arrivarono solo negli anni Cinquanta, insieme ai primi turisti. Il mare, che oggi è tutto, è la cosa più recente della sua storia.
Il territorio va dai monti dei Sette Fratelli, a nord-ovest, fino al promontorio di Capo Carbonara, a sud-est. Appartengono al comune anche due isole, l'Isola dei Cavoli e l'Isola di Serpentara. Gli abitanti sono poco meno di quattromila.
Dal 1998 il mare davanti è Area Marina Protetta: quasi 86 chilometri quadrati da Capo Boi a Serpentara, divisi in zone con regole diverse. La pesca subacquea è vietata ovunque, e le immersioni con autorespiratore vanno autorizzate dalla direzione dell'area.
Da sapere
Nessuno sa da dove venga il nome. Circolano tre spiegazioni: da villa e simius in latino, cioè paese delle scimmie; da Simios, giovane dio fenicio della vegetazione e degli armenti; oppure dall'antico sito di Simius. Nessuna è dimostrata.
Negli anni Sessanta il vecchio albergo Timi Ama, sullo stagno di Notteri, era un rifugio di artisti arrivati da tutto il mondo a cercare pace.
Sui fondali giacciono relitti di ogni epoca, portati dalle mareggiate invernali e dalle secche. Il più antico è una nave romana del 250 a.C.
A punta La Guardia, sull'estremità sud di Serpentara, si avvistano delfini: le ore buone sono le prime del mattino e il tramonto.
Quando andarci
D'estate il paese si riempie e vive fuori: la piazza e via Umberto I sono il centro delle serate. È il periodo in cui c'è tutto aperto, ed è anche quello in cui le spiagge chiedono di arrivare presto.
Fuori stagione cambia mestiere: molti locali chiudono, ma il promontorio, i sentieri e lo stagno restano, e si camminano meglio. La Fortezza Vecchia però è chiusa da novembre a maggio.
OrariGiugno-settembre tutti i giorni 8:00-21:00. Da ottobre a maggio: lun, mer, gio, sab 8:00-12:30 e 16:00-18:30; mar e ven 16:00-18:30; dom 9:00-12:00 e 16:00-19:00
Il calendario della raccolta è sul sito Cosir. Il numero verde funziona solo da telefono fisso.
Nella zona A, a ovest di Serpentara, non si fa il bagno, non si naviga e non si pesca. Nelle zone B e C il bagno è libero; a motore massimo 5 nodi entro 300 m dalla costa. Vietati moto d’acqua, sci nautico, pesca subacquea, ancorare sulla posidonia, raccogliere conchiglie e rocce, entrare nelle dune. Il regolamento non ammette gli animali da compagnia.
Ingresso €10 a persona con prenotazione obbligatoria, gratis per persone con disabilità e accompagnatori. Niente ombrelloni, tende e gazebo, tranne per famiglie con bambini sotto i 10 anni e per chi ha più di 65 anni.
Vietato accendere fuochi e barbecue all’aperto vicino alla vegetazione, gettare mozziconi, parcheggiare sull’erba secca. Se vedi un incendio chiama il 1515 o il 112.